Ernia diaframmatica neonatale: al via la sperimentazione con tessuti biologici

Ernia diaframmatica neonatale: al via la sperimentazione con impianti biologici

Prende il via all’Ospedale San Bortolo di Vicenza la prima sperimentazione clinica in Italia dedicata alla ricostruzione del diaframma nei neonati con ernia diaframmatica congenita mediante l’utilizzo di matrici biologiche decellularizzate e di cellule staminali. Si tratta di un passo avanti significativo nella chirurgia pediatrica ad alta complessità, volto a superare i limiti storici delle protesi sintetiche nei primi mesi di vita.

Il progetto rappresenta un traguardo importante per la medicina traslazionale del territorio e vede protagonista la Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale San Bortolo e il Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate, la cell factory incaricata di realizzare il nuovo impianto biologico. In questa struttura lavora anche la Dott.ssa Martina Piccoli, che guida lo sviluppo preclinico a Vicenza dopo un lungo percorso di ricerca in medicina rigenerativa. Un’innovazione che nasce dal lavoro congiunto della comunità scientifica e clinica veneta: i presupposti biologici e metodologici di questo approccio nascono infatti da anni di studi condotti nei laboratori dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza a Padova, dove le attività di ingegneria tissutale proseguono oggi sotto la responsabilità del Prof. Piero Pavan, del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova.

 

Limiti dei materiali sintetici e benefici per la salute neonatale

L’ernia diaframmatica congenita è una malformazione rara ma critica (circa 1 caso su 2.500-3.000 nati) caratterizzata dalla mancata chiusura del muscolo diaframmatico durante lo sviluppo embrionale, con conseguente risalita dei visceri addominali nella cavità toracica e compressione polmonare.

Nelle forme più estese, la chiusura diretta del difetto non è praticabile e richiede l’impiego di protesi sostitutive. I materiali sintetici tradizionalmente utilizzati (come PTFE o poliestere), pur garantendo una tenuta meccanica immediata, presentano criticità a lungo termine: non assecondano la fisiologica crescita del bambino e sono associati a tassi non trascurabili di recidiva, distacco, infezione o rigetto, rendendo spesso necessari ulteriori interventi chirurgici nel corso dello sviluppo.

 

Basi biologiche e meccanismi di rigenerazione tissutale

L’innovazione del protocollo risiede nell’impiego di matrici extracellulari tridimensionali ottenute attraverso processi controllati di decellularizzazione. Questo trattamento consente di eliminare interamente la componente cellulare, responsabile della risposta immunitaria, preservando al tempo stesso l’architettura strutturale nativa del tessuto, il profilo biochimico e le proteine di adesione . A queste impalcatura vengono poi aggiunte cellule staminali del cordone ombelicale, vere protagoniste dell’azione rigenerativa.

Una volta impiantato, il nuovo tessuto non si limita a fungere da barriera passiva, ma si comporta come una guida bioattiva: richiama e orienta la migrazione delle cellule dell’organismo ospite, stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni e innesca un progressivo rimodellamento tissutale. Nel tempo, l’impianto viene riassorbito e sostituito da tessuto autologo pienamente funzionale, che si integra con i tessuti circostanti e si adatta alle sollecitazioni meccaniche e alla crescita del bambino.

 

Rassegna Stampa e Fonti

 

Corriere del Veneto – Diaframma dei neonati ricostruito con tessuti biologici: a Vicenza prima sperimentazione in Italia

Il Giornale di Vicenza – A Vicenza una ricerca all’avanguardia per dare speranza ai neonati